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ultima modifica: Michele Manera  18/05/2020

1965 - 12 Maggio - 2020. IL 55° ANNIVERSARIO DEL CROLLO DEL CONDOMINIO "Albatros"

notizia pubblicata in data : martedì 12 maggio 2020

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Il 12 Maggio è una data impressa nella storia della comunità di Borghetto Santo Spirito e non solo. In quel giorno, alle ore 13,40 l’ala sud-ovest del condominio Albatros, la cui costruzione era in fase di ultimazione, crollava su se stessa mentre un buon numero di operai aveva appena iniziato il turno pomeridiano di lavoro.
Delle dodici persone sepolte sotto una montagna di macerie solo 5 si salvarono.

Un disastro di gravi proporzioni lo definì il corrispondente de “IL SECOLO XIX” Giannetto Beniscelli sull’articolo pubblicato il 13 Maggio di quell’anno, ma che poteva essere una tragedia di maggiori dimensioni se una strana fatalità non avesse ritardato il rientro delle restanti decine di operai impegnati giornalmente in quel cantiere.

In quel tragico pomeriggio di maggio un’ala dell’Albatros si spezzò e paragonato all’omonimo animale fu ferito a morte, cadde pesantemente al suolo, trascinando con sé sette vite umane. Sette persone: Luigi Cagnino (18 anni), Giovanni Vassallo (27 anni), Giuseppe Andreacchio (31 anni), Giuseppe Sciascia (45 anni), Andrea Sasia ( 48 anni), Vincenzo Bonfiglio ( 34 anni), Angelo Mendola (18 anni). Sette corpi sepolti da un enorme cumulo di cemento e ferro contorto, dal quale si sollevava dopo un enorme frastuono polvere e un tremendo sinistro silenzio! Un silenzio di morte.

Nessun grido di soccorso, nessun richiamo o lamento giungeva dai resti di quello che era un’imponente struttura sorta a ridosso del centro storico; la fredda quiete succedette al rovente tuonare dei pilastri che si spezzavano, dei blocchi di cemento che precipitavano, delle strutture imponenti del palazzo che s’accartocciavano.

Padri, madri, fratelli e sorelle delle vittime, annichilite dall’angoscia e sorrette dalla fievole speranza di ritrovare ancora vivi i loro cari era arrivata dal Sud lungo il “cammino della speranza”, scrisse Giorgio Lunt sul quotidiano “LA STAMPA” del 13 maggio 1965.

Dopo il crollo rimaneva ancora intatta un’intera ala del palazzo “Alabatros” ovvera quella a Nord. Seguirono perizie dettagliate che condussero al responso definitivo: l’Albatros doveva essere abbattuto. La sua fine fu decretata definitivamente il 18 maggio e, dieci giorni più tardi, alle ore 16.19 in pochi secondi la sentenza fu eseguita con la totale demolizione delle strutture del palzzo edificato nei pressi dell’incrocio tra la strada statale aurelia ed il bivio della provinciale per Bardineto, frontalmente all’oleificio Roveraro.

A seguito della scomparsa dell’intero fabbricato tutt’intorno, raccontano le cronache, c’era, al suolo, mezzo centimetro di polvere mentre un bulldozer si faceva avanti per cominciare a muovere le macerie sotto le quali giace ancora la salma di Angelo Mendola. Sei delle sette vittime erano subito state recuperate per l’ultima il paese, ma soprattutto i famigliari, si dovette attendere il 27 maggio.

Ricorre oggi il 55° anniversario di quella tragedia ed è un dovere della comunità ricordare quei tragici fatti che hanno segnato lo sviluppo della città.

Lo spazio recuperato dal luogo della tragedia e sorto dove persero la vita quei sette lavoratori è stato a loro intitolato quale PIAZZA CADUTI SUL LAVORO ed alcuni anni orsono, in occasione del 50° anniversario dei fatti, è stato installato un monumento affinché ritorni sempre in mente il sacrificio di padri di famiglia e di giovani con la speranza che il lavoro sia solo e sempre simbolo di vita, prosperità e fonte di guadagno e non di perdita soprattutto di vite umane.



Michele Manera - U.O. staff del Sindaco e del Segretario comunale

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